LA NORMA UNI EN 197-1

Fino al 1993 in Italia era in vigore il decreto ministeriale 3 giugno 1968 e s.m.i. recante le norme sui requisiti e sulle modalità di prova dei cementi. Con l’avvento delle regole comunitarie nell’Unione Europea in Italia è entrata in vigore la UNI EN 197-1, che raccoglie in un’unica classificazione tutte le tipologie di cemento prodotte fino ad allora nei vari Paesi membri.

La UNI EN 197-1 prevede 5 tipi di cemento, 27 sottotipi e 6 classi di resistenza.

I cementi comuni conformi alla UNI EN 197-1 sono suddivisi in 5 tipi principali:

I – Cemento Portland con una percentuale di clinker pari ad almeno il 95%; nessun sottotipo;

II – Cemento Portland composito (previsti 19 sottotipi) con una percentuale di clinker di almeno il 65%, il Cemento Portland composito che ha le seguenti denominazioni in funzione della tipologia delle aggiunte:

  • Cemento Portland alla loppa (S): sigla sottotipi: II A/S, II B/S;
  • Cemento Portland ai fumi di silice(D): sigla sottotipi: II A/D;
  • Cemento Portland alla pozzolana: sigla sottotipi (P=naturale Q=calcinata): II A/P, II B/P, IIA/Q, II B/Q;
  • Cemento Portland alle ceneri volanti (V=silicee; W=calcaree): sigla sottotipi: II A/V, II B/V, IIA/W, II B/W;
  • Cemento Portland allo scisto calcinato (T): sigla sottotipi: II A/T, II B/T;
  • Cemento Portland al calcare(L e LL): sigla sottotipi: II A/L, II B/L, II A/LL, II B/LL
  • Cemento Portland composito: sigla sottotipi: II A/M, II B/M;

III – Cemento d’altoforno con una percentuale di loppa d’altoforno (S) dal 36 al 95% (previsti 3 sottotipi): sigla sottotipi: III A, III, B, III C

VI – Cemento pozzolanico con materiale pozzolanico (P e Q) dall’11 al 55% (previsti 2 sottotipi): sigla sottotipi: IV A, IV B

V – Cemento composito ottenuto per simultanea aggiunta di clinker di cemento Portland (dal 20 al 64%), di loppa d’altoforno (dal 18 al 50%) e di materiale pozzolanico (dal 18% al 50%) (previsti 2 sottotipi): sigla sottotipi: V A, V B Nei diversi cementi è ammesso un contenuto di costituenti secondari (fillers o altri materiali) non
superiore al 5%. La classe di resistenza del cemento dipende dalla finezza di macinazione dello stesso e dalla percentuale di silicato tricalcico rispetto a quello bicalcico; maggiore è la finezza di macinazione del cemento più rapido lo sviluppo della resistenza meccanica.

Per ogni classe di resistenza normalizzata si definiscono due classi di resistenza iniziale(2-7 gg):

– la prima con resistenza iniziale ordinaria contrassegnata con la lettera N;

– la seconda con resistenza iniziale elevata contrassegnata con la lettera R.

Per i cementi tipo III è prevista anche la classe L (bassa resistenza iniziale).

Pertanto secondo le UNI EN 197/1 esistono le seguenti classi di resistenza del cemento:

I valori rappresentano la resistenza a compressione, espressa in MPa, che devono avere provini prismatici preparati in modo standardizzato con rapporto a/c pari a 0,5 e rapporto sabbia/cemento pari a 3.

I tempi di inizio presa per ogni classe di resistenza normalizzata sono i seguenti:

Classe 32,5: t ≥ 75 min;

Classe 42,5: t ≥ 60 min;

Classe 52,5: t ≥ 45 min;

La nuova norma non si applica ai cementi “speciali”: a bassissimo calore di idratazione (EN 14216), super-solfatati (EN 15743), alluminosi (EN 14647) e per muratura (EN 413).

La UNI EN 197-1 fa parte del corpo normativo UNI dal 6 ottobre 2011 (con sei mesi di anticipo rispetto alle regole comunitarie): è la nuova versione della EN 197-1, la norma europea che stabilisce composizione, caratteristiche e criteri di conformità per i cementi comuni, quelli “tradizionali”, definizione che per vedere la luce a livello comunitario presso gli organi tecnici preposti ha richiesto 20 anni di lavori, quando si è concretizzata la prima versione nel 1992.

La norma sostituisce la precedente versione del 2000 e incorpora al suo interno anche gli allegati dal valore normativo, prodotti negli anni (A1 relativo ai cementi a basso calore di idratazione e A3 dedicato alla caratterizzazione delle ceneri volanti), e la EN 197-4 relativa ai cementi d’altoforno a bassa resistenza iniziale. Inoltre per la prima volta trova spazio in una norma europea la classificazione dei cementi resistenti ai solfati, oggetto per lunghi anni di discussioni comunitarie.

In sintesi la norma aggiornata definisce e specifica: 27 tipi di cementi comuni, 7 cementi comuni resistenti ai solfati (SR) e il requisito di base per il basso calore (LH), nonché 3 distinti cementi d’altoforno con bassa resistenza iniziale (L) e le caratteristiche / proporzioni dei loro costituenti.

Inoltre per ciascun prodotto sono definiti i requisiti meccanici, fisici, chimici e le classi di resistenza, i criteri di conformità e le regole da rispettare per garantire le prestazioni attese dall’utilizzatore.